Protezione dati aziendali: ecco il primo insospettabile pericolo

Parlare di protezione dati aziendali equivale spesso e volentieri a menzionare cybercrime e altre insidie cui gli addetti alla sicurezza informatica si dedicano quotidianamente. È un tema sentito, e le statistiche lo confermano.

Secondo Statista, per esempio, il costo globale di un data breach è di circa 4,45 milioni di dollari, con la quota più alta a carico del settore sanitario. Oltre il danno economico immediato, poi, policies inefficaci di protezione dati aziendali sono un problema perché penalizzano la brand reputation, oltre a infrangere normative come il GDPR. Nel 2022 un sondaggio di Cisco, autorità del settore, quantificava così in 1,8% il ROI di un investimento sulla protezione dei dati aziendali.

 

Oltre il cybercrime

La protezione dai pericoli esterni è dunque un imperativo per ogni business che si rispetti. Controllo ottimale degli accessi e protezione dei dati si ottengono con protocolli di sicurezza sempre aggiornati e il monitoraggio costante dello stato di salute del network aziendale. Non è però detto che i pericoli arrivino tutti da virus, malware & co.

Un nemico più subdolo, e apparentemente insospettabile, può colpire infatti dall’interno, mettendo a rischio dati e processi. Data losses e interruzioni di continuità potenzialmente nefaste si producono infatti anche quando l’infrastruttura gestionale non opera come si deve.

Spostando l’attenzione sull’efficienza dei processi gestiti dagli applicativi aziendali, e sul livello di interoperabilità che regola i data flow, potremo allora fare delle scoperte interessanti. E trovare, così, difetti di progettazione e aggiornamento del sistema gestionale espongono a rischi gravi i dati aziendali.

Il problema nasce in particolare (ma non solo) nei sistemi gestionali customizzati, sviluppati e giustamente personalizzati in base alle esigenze specifiche delle aziende che li utilizzano. Tali sistemi sono stati spesso integrati successivamente con nuovi applicativi o moduli di gestione. E la stratificazione di processi e funzioni così prodotta, se non studiata a dovere, è diventata così, non di rado, un pericolo per la protezione dei dati aziendali.

Data flow non correttamente strutturati, o articolati su sistemi informatici obsoleti, risultano infatti particolarmente vulnerabili. Il pericolo, in questo senso, non è tanto quello di un attacco hacker, quanto più semplicemente un’interruzione della business continuitylink a primo post di questa tranche) e problemi di interoperabilità.

 

Proteggere i dati aziendali migliorando l’efficienza del gestionale

L’aggiornamento costante del sistema gestionale, e un corretto settaggio delle integrazioni tra i vari applicativi che lo compongono, sono vitali anche per la protezione dei dati aziendali.

Per assicurarli non basta effettuare gli aggiornamenti periodici di sistema. Piuttosto, occorre predisporre un vero e proprio piano di sviluppo nel lungo periodo. Una roadmap, cioè, in base alla quale tarare periodicamente l’efficienza della struttura gestionale sui carichi di lavoro e i compiti da svolgere.

Definire questa roadmap, e curarne lo sviluppo, è compito di un partner di progetto adeguato. Nella definizione dell’infrastruttura di gestione sarà suo il compito di tradurre gli obiettivi di business dell’azienda in mezzi e strumenti da usare nel breve, medio e lungo periodo.

E ancora: modificare l’infrastruttura esistente più che costruirla ex-novo è ancora più delicato, tra le altre cose proprio perché potenzialmente pericoloso per i dati aziendali.

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Protezione dati aziendali: come procedere

Operare nel giusto modo significa allora trovare non tanto gli strumenti software più nuovi, ma quelli più idonei a supportare l’operatività presente e futura. Significa anche verificare che i data flow siano costruiti su processi fluidi, senza ridondanze o strozzature che li rendano vulnerabili.

Se l’innovazione tecnologica è da tempo terreno di competizione tra aziende, capace di fare la differenza in positivo come in negativo, è anche vero che non deve essere un obiettivo fine a se stesso. Molte aziende lavorano ancora oggi su applicativi realizzati parecchi anni prima, ma ancora efficienti perché magari corrispondono ancora al loro modello di business.

Chi vuole aggiornare l’infrastruttura gestionale per innovare e competere potrebbe, se non opera nella maniera corretta, comprometterne la sicurezza. È qui che un partner IT può aiutare ad analizzare la situazione e proporre le soluzioni software più adatte. Predisponendo, inoltre, un piano d’azione che ponga in sicurezza i dati aziendali.

Un sondaggio di qualche anno fa trovava che nei casi di implementazione insoddisfacente, solo il 2% degli interpellati dava la colpa alla soluzione software individuata. Maggiore responsabilità veniva invece attribuita alla qualità del testing e del progetto di re-ingegnerizzazione messo a punto.

Un partner di progetto come C.A.T.A., attivo da anni proprio su questi temi, può allora dare buone garanzie di riuscita, combinando innovazione e produttività. E assicurando, appunto, una protezione ottimale dei dati aziendali.

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